domenica 26 gennaio 2014

La difficile via della responsabilità

fonte: la rete

In un'intervista recente l'architetto e senatore a vita Renzo Piano affermava che la scommessa "politica" più alta si gioca, a suo avviso, nella gestione responsabile del territorio, a partire dalle periferie delle nostre città.
I dati del IX rapporto Ispra sul consumo del territorio italiano nel 2013 sono in effetti chiari nella loro tragicità: nello scorso anno l'Italia ha perso mediamente 70 ettari di territorio al giorno. La superficie verde (agricola o boschiva o prativa) di circa 10 campi da calcio ogni giorno dello scorso anno è stata cementificata, trasformata in strade, parcheggi, case...
Già, case. Stando a un'indagine sull'edilizia sostenibile promosso dalla CGIL, in Italia vi sono più di 2 milioni di abitazioni vuote. Eppure si continua a costruire.
Cosa ha portato a questo corto circuito grottesco, per cui si costruisce sempre di più sebbene, stando ai numeri, non ve ne sia alcun bisogno?
Le risposte possibili sono almeno di tre ordini: per un Comune la concessione di autorizzazioni edilizie è uno dei modi più rapidi di "fare cassa". Difficile, per un amministratore che debba rispettare il patto di stabilità, resistere alla tentazione di incassare soldi per mandare avanti la gestione dell'esistente in cambio di un nuovo lotto di villette a schiera o di condomini laddove prima c'era campagna.
In secondo luogo, conviene a livello economico costruire da zero, piuttosto che adeguare (ad esempio alle normative antisismiche, o agli ultimi criteri di risparmio energetico) l'esistente. Senza contare che, potendo scegliere, chiunque preferirebbe andare a vivere in un appartamento nuovo piuttosto che in un'abitazione degli anni Sessanta male isolata, con i serramenti da rifare e il riscaldamento che costa un patrimonio.
Infine, lo stile di vita che la nostra società porta avanti da un trentennio è sostanzialmente basato su una sorta di sfiducia (spesso purtroppo motivata) nei confronti dei servizi pubblici, in risposta alla quale l'unica ricetta possibile è "ognuno per sé". Si veda, su tutti, l'esempio dei parcheggi nelle città: se treni, tram e pullman funzionassero e fossero incentivati anziché tagliati in tempi di crisi, forse ogni giorno non si riverserebbero nei centri lavorativi e funzionali d'Italia milioni di automobili che ospitano un unico passeggero, con un consumo di carburante e di suolo da destinare ai posteggi in costante aumento.

Rileggo le ultime righe, e mi compare di fronte agli occhi il celebre discorso "sulla spiaggia" di Pasolini, quella lucida e disperata analisi sull'Italia del boom economico che stava (in)consciamente sacrificando sull'altare del presunto progresso la campagna, la provincia, uno spazio che era anche fatto di relazioni e di linguaggi.

Sì, il tumore che divora l'Italia (e anche il Veneto dei mille villini lasciati al grezzo) ha radici profonde, innestate nell'identità stessa della società del secondo dopoguerra.
Cosa ci prepariamo a lasciare a chi sarà adulto tra quindici anni? Un territorio devastato? Un serpente in costante muta, che abbandona la sua pelle di cemento e asfalto qui e lì, replicando all'infinito le aree abbandonate, le periferie degradate, i centri commerciali svuotati e decadenti? Una spianata di cemento in cui la prima pioggia ammazza e travolge?
Leggendo la storia degli ultimi cinquanta anni mi pare che una costante sempre rispettata, al mutare di governi e di repubbliche, sia stata la sostanziale cecità verso le generazioni future. Basti pensare al debito pubblico, gonfiato e rimandato per garantire pace sociale nel "qui e ora", salvo poi presentare, alle generazioni dei figli e dei nipoti, un conto da pagare alquanto salato. O si pensi ancora alle pensioni d'oro, o ai baby pensionati degli anni Ottanta: grasso del denaro pubblico che è andato a oliare i meccanismi di un boom economico che ora lascia i giovani senza lavoro, senza prospettive, e con il miraggio di una pensione (se ci sarà) al 50% dell'ultima busta paga.
Con il dispendio del suolo italiano è andata e in parte sta andando allo stesso modo. Per "fare andare l'economia", per "viaggiare meglio", per "avere una casa nuova" non esitiamo a polverizzare un paesaggio unico al mondo, un ecosistema naturale e antropico, che nessun altro paese al mondo può avere.

Cosa fare? Personalmente ho trovato illuminanti alcune pagine di autori, come Meneghello, il già citato Pasolini, o anche come il Mauro Corona de "I fantasmi di pietra": bisognerebbe avere il coraggio di ripartire dall'esistente. Avere il coraggio di investire nel recupero di quelle decine di migliaia di case abbandonate in mezzo ai campi, nei borghi dimenticati, nei vecchi centri che sono diventati nuove periferie.
Questo non può avvenire senza la partecipazione del pubblico nella fornitura di infrastrutture: ad esempio, le valli di montagna non sarebbero zone di emorragia demografica, se si tutelassero il trasporto e i servizi basilari anche in quelle aree marginali. Solo con una struttura reticolare, cellulare, forse riusciremmo a perdere questa "ansia di centro" che ci domina e ci divora.
Ma, senza procedere sempre dal "ci deve pensare lo Stato", forse servirebbe anche una sorta di presa di coscienza del singolo, che accetti l'idea della decrescita come ricetta possibile contro la perenne fuga in avanti dell'economia. Accettare di abitare, come i nostri nonni, in una casa non perfettamente isolata. Accettare di vivere con meno di 20 gradi in ogni stanza, o di recuperare un rustico abbandonato.
Certo, tutto ciò suona quanto meno utopico allo stato attuale. Eppure l'emergenza esiste. E se non vogliamo consegnare a chi verrà dopo di noi un deserto di capannoni industriali, forse un'azione, per quanto difficile, va tentata.


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mercoledì 8 gennaio 2014

Rettifica!



Agli interessati: attenzione, la presentazione alla Feltrinelli di Padova è stata spostata a VENERDI' 24 gennaio, sempre alle ore 18.00.

Resta confermata la presentazione alla Feltrinelli di Treviso, giovedì 16 gennaio alle 18.00.
Con mia grande gioia, presenterà con me "I mercanti di stampe proibite", a Treviso, l'amico David de Vallier.

A presto!

venerdì 3 gennaio 2014

Presentazioni alle Feltrinelli



Un caro saluto e un augurio di buono, anzi ottimo inizio di questo 2014 appena nato...
Gennaio sarà un mese dedicato alle librerie Feltrinelli del Veneto:

Giovedì 16 gennaio, alle ore 18, presento "I mercanti di stampe proibite" alla Feltrinelli di Treviso;

Giovedì 23 gennaio, sempre alle 18, sarò alla Feltrinelli di Padova, sempre a presentare "I mercanti".

Vi aspetto, un caro saluto a tutti!