domenica 7 ottobre 2018

Una bella notizia, e appuntamenti di ottobre



Notizie fresche da Neri Pozza: "Prima dell'alba" va in questi giorni in sesta ristampa! 
Grazie a tutti! 

Assieme alla gioia per la bella novità, ecco gli appuntamenti di ottobre in giro per il Veneto e non solo... per chi vorrà e potrà prendervi parte!

3 ottobre Belluno, Auser, Piazza Piloni, ore 15.00, "Sillabari veneti"

5 ottobre Due Carrare (PD), Biblioteca, ore 21.00, "Prima dell'alba" (nell'ambito della Fiera delle parole)

6 ottobre Latisana, teatro Odeon, ore 18.00, Premio "Latisana per il Nord Est"

12 ottobre Villa Giusti (Padova), "Italiano e italiani in guerra", incontro su alcuni aspetti linguistici del primo conflitto mondiale


13 ottobre Piombino Dese (PD), ore 21.00, "Prima dell'alba"


17 ottobre Volpago del Montello (TV), Biblioteca, ore 21.00, "Prima dell'alba"


19 ottobre Padova, Feltrinelli ore 18.00 iniziano le presentazioni di "Lungo la Pedemontana"!


21 ottobre Dosoledo (Comelico BL), ore 21.00, "Prima dell'alba"


24 ottobre Mestre, Feltrinelli, ore 18.00, "Lungo la Pedemontana"


25 ottobre Alano di Piave, biblioteca, ore 20.45, "Lungo la Pedemontana"


26 ottobre Vittorio Veneto (TV), Museo della Battaglia, ore 21.00: confronto con il Generale di brigata Alp. Rossini e i sindaci di Cercivento e Noventa Padovana, attorno ai temi dei soldati italiani fucilati nella Grande Guerra e della gestione della memoria.


28 ottobre Dagli amici dell'azienda agricola "Veneranda Vite" di Montemarciano (AN), "Prima dell'alba"


30 ottobre Tione (TN), Biblioteca, ore 21.00, "Prima dell'alba".


Un augurio di un buon mese a tutti!

lunedì 24 settembre 2018

"Lungo la Pedemontana" è in arrivo!



Con grande piacere ed emozione annuncio che ad ottobre uscirà, per i tipi della Marsilio, il mio ultimo lavoro, "Lungo la Pedemontana".
Si tratta del racconto di un viaggio in bicicletta lungo il cantiere della Superstrada Pedemontana Veneta, alla ricerca del paesaggio, del suo cambiamento, delle bellezze e delle antitesi del Veneto e dell'Italia.
In ogni tappa, da Arzignano fino a Spresiano passando per Malo, Marostica, Bassano, Rosà, Riese Pio X, Altivole, Montebelluna, incontro degli amici con cui mi confronto, provando a ragionare sulla storia e sul destino di una delle regioni europee più modificate e tutt'ora in costante metamorfosi.
Oltre all'osservazione del paesaggio, preziosi spunti di riflessione mi sono stati forniti dalle pagine degli autori che ho portato con me in bicicletta, sei voci d'eccezione del panorama letterario veneto recente.
In attesa dell'uscita del libro il 18 ottobre, ecco intanto la copertina e le foto degli scrittori che mi hanno accompagnato con le loro pagine dedicate al paesaggio e al suo mutamento.



martedì 26 giugno 2018

Bilancio estivo e un saluto a settembre


L'immagine può contenere: 1 persona, testo

Domenica sera ho avuto l'ultima presentazione prima delle ferie. Da gennaio ad oggi, stando al calendario, ho avuto il piacere di tenere 78 presentazioni, con spostamenti che hanno avuto il vertice settentrionale in Lussemburgo, quello meridionale proprio domenica scorsa a Salerno, ma ancora Ravenna, Erba, Grosseto, Monza, Carpi, Milano, Torino, Napoli... E poi il "grosso", il baricentro degli incontri, nelle librerie, nelle scuole e nelle biblioteche del Veneto.
Ho impegnato tempo ed energie, ovvio, ma ho potuto al contempo godere delle energie che mi sono state messe a disposizione da tanti amici, appassionati, insegnanti, scrittori, bibliotecari, lettori, volontari, librai.
Grazie a tutti per la passione e l'impegno.
Grazie soprattutto a chi, a casa, ha supportato e sopportato queste mie peregrinazioni.
L'estate non sarà di ozio: in primo luogo sarò comunque un po' in giro a presentare... il 14 luglio ad Abano Terme, l'8 agosto a Jesolo, il 20 a Montecchio Maggiore, il 24 a Enego.
In secondo luogo, visto che la scrittura è sempre un piacere, proviamo a scrivere!
Tra una cosa e l'altra cercherò di approfondire le mie competenze nella mai troppo appresa arte dello stravacamento, la cui pratica consiglio e auguro con tutto il cuore anche a voi. Felice estate!

domenica 29 aprile 2018

Appuntamenti di maggio

Carissimi, tra poco arriva il tremaio, quindi attenti. Se riusciremo a superarlo incolumi, ecco le presentazioni del mese. Se non specificato, si tratta di presentazioni di "Prima dell'alba". Gli appuntamenti ancora vaghi saranno perfezionati non appena possibile con i dettagli mancanti.

3 maggio: a Sovizzo (VI), ore 20.30, via IV novembre 10
5 maggio: ospite dell'iniziativa "FAI un giro in villa" ore 17.30 presentazione + visita a Villa Giusti, il luogo dell'armistizio (ecco il link con le info: http://www.padovaoggi.it/eventi/fai-giro-villa-giusti-giardino-5-6-maggio-2018.html)
7 maggio: alle ore 15.15 presso l'Università Cattolica di Milano incontro con gli studenti del corso di Storia Moderna della Facoltà di Scienze della Formazione.
10 maggio: ospite della Società Dante Alighieri di Padova, ore 17.30, Sala degli Anziani, Comune di Padova, assieme al prof. Silvio Riondato dell'Università di Padova
12 maggio: Cittadella (PD), ore 20.45 presso la Torre di Malta
14 maggio: presso le scuole medie di Asolo (poca strada), si parla di "Sul Grappa dopo la vittoria"
16 maggio: ospite dell'iniziativa "Asolo Libri 2018" (grazie alla Libreria Massaro di Castelfranco Veneto!), sala consiliare Comune di Asolo, orario da definire
19 maggio: ospite dell'evento "Un anno vissuto letterariamente", grazie ai Gruppi di Lettura delle Biblioteche venete, presso la fondazione Benetton di Treviso, nel pomeriggio, assieme a Ginevra Lamberti e Vitaliano Trevisan
23 maggio: Marcon (Ve) ore 20.30 con l'amico Leo Miglioranza si parlerà (e si suonerà) attorno ai "Sillabari veneti"
24 maggio: Lavis (Tn) ore 20.30 presso la biblioteca comunale, incontro organizzato dalla libreria "La pulce d'acqua", si parlerà de "I mercanti di stampe proibite"
27 maggio: ore 17.30 a Napoli, presso San Domenico Maggiore, ospite della rassegna "Napoli Città del Libro"
29 maggio: ospite della Fondazione Fioroni di Legnago (VR) ore 20.45
30 maggio: a Preganziol (TV) presso la Biblioteca Comunale, ore 20.45

Buon maggio!

sabato 17 marzo 2018

"Contrasti - La Grande Guerra nel racconto fotografico di Piero Calamandrei"


Vorrei parlarvi di un libro fotografico che mi ha stupito: si intitola “Contrasti – La Grande Guerra nel racconto fotografico di Piero Calamandrei” (Fondazione Museo storico di Trento, 2017, pp. 336, 55 euro), ed è curato da Silvia Bertolotti. Come garantisce già il sottotitolo, l’opera si presenta come un vero e proprio racconto per immagini, un itinerario che ci accompagna attraverso la guerra vista dagli occhi e dall’obiettivo fotografico di un Piero Calamandrei ventiseienne, partito volontario dopo il concorso per la cattedra di diritto civile dell’Università di Messina, e assegnato come sottufficiale alla Territoriale.
Vorrei dire molto su quanto ho provato leggendo e osservando il volume, ma sarei prolisso. Cerco quindi di procedere per punti.
Primo, il rigore nel metodo: la curatrice Silvia Bertolotti è riuscita con efficacia a restituire uno studio che accompagna il lettore con solidità e chiarezza, offrendo un’ampia introduzione sulle vicende del Calamandrei soldato, premessa necessaria alla fruizione dei documenti esposti successivamente, e arricchendo l’apparato fotografico, che costituisce ovviamente il centro del lavoro, con sezioni conclusive non meno interessanti del corpus maggiore delle raccolte fotografiche, ossia una silloge di cartoline inviate da Piero (con note riportanti il testo scritto sul retro) dall’inizio della guerra fino all’ingresso a Trento e Bolzano, e il testo di una conferenza tenuta da Calamandrei a Milano nel 1919, “Come entrammo in Trento”.
I percorsi fotografici che Calamandrei creò negli anni di fronte a mio avviso costituiscono un documento di straordinario interesse e assoluta originalità per almeno tre motivi:



1)      Raccontano una storia, sono cioè immagini legate da un senso, da una logica. Non sono foto di propaganda, né foto “tecniche”, fatte dall’esercito per studiare le zone del fronte. Sono foto scattate da un giovane sottufficiale che si pone in un atteggiamento mentalmente “attivo” rispetto al conflitto, non ne diventa succube. Le foto, al pari delle cartoline e delle lettere, diventano un modo per leggere la guerra, per filtrarla attraverso la mente del Calamandrei-soldato. Dai primi scatti a San Vito di Leguzzano, attraverso il Pasubio, la val Lagarina e su fino a Trento e Bolzano, le foto sono legate prima di tutto dallo sguardo di chi le ha scattate. Un esempio su tutti: a parte un’unica eccezione, Calamandrei sceglie di non fotografare mai feriti, morti, scenari di guerra. La prospettiva che ne emerge è quella di una guerra “di retrovia”, di attesa, di lavoro, in parte inedita e per questo ancora più interessante.

2)      Descrivono degli spazi. Questo aspetto può soprattutto interessare l’appassionato di storia del paesaggio in Veneto. Molte foto, infatti, non mostrano direttamente le zone di guerra (anche se, ad esempio, un buon numero di scatti immortala in modo straordinario la zona del Pasubio), ma riguardano paesi e scorci nelle retrovie. Ecco quindi che possiamo osservare, tra gli altri luoghi, Velo d’Astico, San Vito di Leguzzano, la Vallarsa, Valli del Pasubio, Posina, Arsiero. Luoghi che talvolta ci vengono mostrati profondamente toccati dal conflitto, ma che altrettanto spesso si rivelano in scorci agricoli, in vedute dall’alto, in paesaggi-cartolina affascinanti per chi conosce il profondo mutamento che nei decenni successivi interesserà tutto il Veneto.



3)      Lanciano un messaggio. Qui a mio avviso si gioca il valore aggiunto più significativo del racconto “per immagini” di Calamandrei, e qui risiede l’abilità più profonda che va riconosciuta alla curatrice della raccolta: sappiamo bene come talvolta (per non dire spesso) l’obiettivo apparentemente ovvio delle raccolte fotografiche sulla Grande Guerra sia, sic et simpliciter, la Grande Guerra. Per cui sembra quasi naturale richiedere alla documentazione fotografica la trincea, il cannone, la terra martoriata dai combattimenti, i cimiteri e i caduti. Quasi che si accettasse a priori e si desse per scontato che chiunque abbia vissuto la Grande Guerra abbia subito quel destino di annichilimento, di azzeramento della propria individualità di fronte alla guerra-macchina, divenendo necessariamente carne da cannone, scomparendo di fronte alla necessità della forza e del sangue. Anche in “Contrasti” si trovano foto di questo tipo, ma sono la minoranza e, almeno nel mio caso, non sono quelle a restarti nella mente una volta concluso il percorso di lettura. Calamandrei, forse sfruttando la prospettiva di cui poteva godere (sottufficiale impegnato nella Territoriale con compiti logistici e di appoggio alle prime linee), ma di certo anche facendo tesoro di una formazione umana e intellettuale che poi costituirà la base solida del suo futuro impegno nel diritto e nella politica, sembra cercare con ostinazione l’umanità attorno a lui. Le sue foto ci parlano soprattutto di questo, e in questo trovano, credo, una dimensione poetica e filosofica profondissima: il lavoro nelle retrovie, il riposo nelle baracche, il cameratismo, il paesaggio che resiste al conflitto. E, in e su tutto ciò, i volti. Volti sorridenti, seri, stanchi.
Non aggiungo altro e faccio parlare alcune foto. Sono scatti scelti proprio per questo motivo. La prima mostra un soldato ferito. La foto è del 3 luglio 1916, sul Pasubio. Calamandrei chiosa, nelle righe di accompagnamento: “è l’unica fotografia di feriti che abbia voluto fare, perché fu il ferito stesso, un siciliano colpito a una gamba, che me lo chiese ridendo”. Il volto dell’uomo si vede poco, ha la barba lunga, è abbronzato, ma i lineamenti del volto sorridente si vedono bene, e sono commoventi. Forse ride perché è vivo, forse perché quella ferita lo toglierà dalla prima linea per un paio di settimane, o forse per sempre. Ma ride, e mi pare che non conti altro.

Le altre due foto sono state scattate il 14 maggio del 1918 in Val Fredda, e fanno parte di una serie straordinaria: mostrano i soldati del XVII Gruppo Alpini intenti a godersi uno spettacolo di burattini, portato sul fronte da una compagnia di burattinai bolognesi. E dico sinceramente che mi commuove vedere quelle decine di ragazzi e di uomini intenti a seguire le mosse dei burattini nel teatrino. Si potrebbero fare facili discorsi pirandelliani, o ragionare sul cambiamento dell’immaginario dall’Italia contadina e preindustriale all’Italia del cinematografo e della radio, ma quello che mi ha impressionato di questi scatti è, in qualche modo, la normalità della scena. Forse non è vero, ma dalle immagini mi piace immaginare un grande silenzio tra i soldati, così da poter sentire anche da lontano le voci narranti. E mi piace avere la consapevolezza, grazie a questo documento straordinario, di come “raccontare storie”, anche soltanto con dei burattini, possa donare una sospensione dal tempo e dallo spazio. E forse era tutta lì la faccenda: che fossero diciottenni del ’99 o veterani con la Libia sulle spalle, hanno colto l’occasione e si sono goduti i burattini. 


martedì 13 febbraio 2018

"Il mio primo processo" di Piero Calamandrei



Il mondo è piccolo. Non immaginavo però che anche la storia potesse essere tanto piccola.
Ecco com'è andata: il 2 dicembre ho presentato "Prima dell'alba" a Montepulciano, ospite della Biblioteca Archivio Piero Calamandrei. Lì ho potuto conoscere un'erede del giurista e padre costituente, Silvia Calamandrei, che, tra i molti e graditi segni di ospitalità, mi ha anche donato un libercolo del nonno Piero, pubblicato su "Il Ponte" nel 1956 con il titolo originario "Castrensis jurisdictio obtusior" e ristampato nel 2014 con il titolo "Il mio primo processo" per le edizioni Henry Beyle di Milano.
Fino ad oggi non avevo letto il libriccino (35 pagine) perché una sorta di pudore mi impediva di tagliare le pagine intonse. Mi ripromettevo di farlo nel momento in cui mi fossi trovato tra le mani un tagliacarte. Sapevo soltanto, dalle parole di chi me lo ha donato, che il libro narra, in prima persona, l'esperienza di Calamandrei in qualità di avvocato difensore in un processo per diserzione durante la Grande Guerra.
In questi giorni ho avuto modo di sfogliare un'altra opera, di ben altra mole, su Calamandrei soldato nella Prima Guerra. Si tratta di un libro fotografico, intitolato "Contrasti - La Grande Guerra nel racconto fotografico di Piero Calamandrei", curato da Silvia Bertolotti e pubblicato dalla Fondazione Museo Storico del Trentino.
Però non voglio parlarvi adesso di quest'opera: lo farò più avanti, perché merita davvero.
Adesso invece racconto come, sfogliando le pagine e guardando le foto che testimoniano l'avventura del Calamandrei assegnato alla "Territoriale", a un certo momento scopro che, a partire dal marzo del 1916, Calamandrei si trova nella zona del Pasubio, prima a Valli, poi a Pian delle Fugazze, poi sul Pasubio stesso. Che, in seguito all'offensiva austriaca della Vallarsa, il suo reparto viene assegnato alla 44a Divisione del Pasubio, con il compito di trasporto dei feriti e di ampliamento di quella che sarà chiamata "Strada degli eroi", alle dipendenze del Genio.
Ed è proprio in questo contesto che, il 4 luglio 1916, discute la sua prima causa in qualità di avvocato difensore di 9 soldati di fanteria accusati di diserzione.
Calamandrei è partito per la guerra dopo aver vinto il concorso per la cattedra di procedura civile all'Università di Messina. Non aveva alcuna esperienza di diritto penale. Sapendo che avrebbe dovuto difendere dei soldati punibili con la fucilazione, fa le sue rimostranze al colonnello che gli ha dato l'incarico con poche ore di preavviso. La risposta è questa: "E' un ordine che le do: lei, voglia o non voglia, è professore di legge: deve sapere come regolarsi. Si prepari dunque a fare il suo dovere".
Non descrivo le pagine che raccontano l'agitazione del giovane di fronte al compito, la descrizione del tribunale straordinario all'aperto, con gli imputati che sembrano non rendersi conto della situazione, il picchetto di Carabinieri e il cappellano militare già pronti nel caso di sentenza di condanna... Lo stile asciutto, tagliente e ironico di Calamandrei merita lo sforzo della lettura delle 30 pagine!
Qui dirò solo che il giovane avvocato riesce, con l'appoggio del collega accusatore, a dimostrare come non sussistessero più le ragioni di urgenza necessarie per convocare un tribunale straordinario, e a passare gli imputati al tribunale di Corpo d'Armata con sede a Valdagno, dove saranno assolti: i fatti contestati agli 8 fanti, quasi tutti di classe anziana, risalivano infatti a tre settimane prima: erano stati spediti con il loro caporale in prima linea dalle retrovie, in qualità di complementi, di notte e in pieno attacco. Non avevano trovato il proprio settore, avevano atteso l'alba dormendo dietro a un muro, poi si erano presentati, ed erano stati presi in forza. Tant'è che, prima dell'arresto, due di loro, tra cui il caporale, erano morti in combattimento, e altri due erano stati feriti e versavano in condizioni disperate. Ecco perché Calamandrei ne difenderà soltanto 8.
Ma allora come si arriva al processo? Ecco la dimostrazione che la storia, come il mondo, è piccola. E' il Generale della 44a divisione cui Calamandrei e gli altri appartengono ad esigere il processo straordinario, nonostante il tempo trascorso, e a raccomandare al colonnello che avrebbe dovuto tenere il processo: "Si ricordi che almeno uno bisogna fucilarlo per dare un esempio".
Nel libro Calamandrei non fa il nome di questo generale, però lo descrive in poche, efficacissime righe: "Il comandante della Divisione era una specie di "puro folle" della guerra. Aveva una grande barba da apostolo e celesti occhi paterni. Capitava in prima linea all'improvviso, vestito da soldato semplice, armato solo di un nodoso bastone. Ma quando arrivava lui, ufficiali e soldati si disperdevano, cercando di nascondersi rannicchiati nelle buche: passava nelle trincee a fronte alta, sorridente e patriarcale, e ogni tanto, se gli avveniva di scoprire una testa, vi calava sopra una randellata: senza scomporsi, con aria ispirata, come se compisse un rito. Specialmente per gli ufficiali era il terrore: perché aveva la mania di uscire di pieno giorno fuori dei reticolati a gironzolare sotto le trincee austriache: ed esigeva che gli ufficiali lo seguissero conversando del più e del meno...".
Anche senza la conferma che fu proprio lui il generale della 44a divisione durante la Strafexpedition del 1916, si capisce bene che il "puro folle" di cui scrive Calamandrei è proprio Andrea Graziani.
Non finisce qui: quando Graziani viene a sapere che non vi è stata fucilazione, chiama a rapporto il colonnello. Quando sa che "la colpa" è del difensore, ordina che venga messo sotto processo quel subalterno, per insubordinazione. Il colonnello difende il giovane Calamandrei, dicendo che la colpa è sua: ha creduto che un dottore in legge fosse più capace, e invece si è trovato tra i piedi "un tale macaco" un "malato di mente". A quel punto Graziani, che evidentemente vuole farla pagare al giovane dottore in legge, risponde al colonnello: "Allora, se è malato di mente lo porterò con me a fare una giratina fuori dai reticolati, e così rinsavirà".
Per fortuna di Calamandrei poco dopo venne trasferito con il suo reggimento ad altra Divisione, e la sua strada si divide dalla strada di Andrea Graziani.

Chiudo con un consiglio e una considerazione.

Il consiglio è semplice, leggete il libro "Il mio primo processo", la dimostrazione che nel buio della guerra vi furono delle luci, uomini che tentarono con gli strumenti che possedevano di difendere il diritto e la dignità della persona contro la cieca violenza di alcuni.

La considerazione: in questi mesi dall'uscita di "Prima dell'alba" ho incontrato più di una notiza sul Graziani "pre-Caporetto", e appare quanto mai eclatante, anche da questo episodio, come il generale fosse circondato già nel 1916 dalla triste fama del "lucido folle" del violento contro la truppa e contro i suoi stessi ufficiali. Perché dunque gli viene affidato il compito di sovrintendere allo sgombero delle truppe dopo Caporetto?
La risposta logica, a meno che non si voglia credere all'errore materiale, è che i comandi dell'esercito italiano vollero opporre un argine violento al rischio di disfacimento delle armate che stavano guadagnando il Piave.
La risposta logica è che Graziani, il "puro folle", venne considerato lo strumento adeguato per imbrigliare i soldati con strumenti repressivi.
Ammesso e non concesso che Graziani fosse folle, non era folle chi aveva il potere di affidargli o non affidargli un incarico del genere.

lunedì 12 febbraio 2018

Appuntamenti per febbraio e marzo

Ecco l'elenco degli appuntamenti di presentazione previsti per i mesi di febbraio e marzo.
A presto!

Venerdì 16/2 a Pieve di Soligo, ore 20.45 ospite degli studenti del Casagrande, parlerò dei "Sillabari"

Sabato 17/2 a Vimercate (MB), ospite della libreria "Il gabbiano", ore 17.00

Lunedì 19/2 ospite dell'Istituto Fermi di Bassano

Giovedì 22/2 ospite della Tipoteca di Cornuda, cena e presentazione di "Prima dell'alba"

Venerdì 23/2 a Ponte della Priula, Auditorium Comunità Alloggio, ore 20.45

Lunedì 26/2 a Erba, ospite dei licei della città

Mercoledì 28/2 a Caldiero, sala civica, ore 20.45

Venerdì 2/3 ospite del CAI di Bassano, presso l'auditorium dell'Istituto vescovile Graziani

Lunedì 5/3 presso le scuole medie di Istrana

Sabato 10/3 ore 18.00 con il giornalista Francesco Jori presso la sala consiliare di Asolo

Mercoledì 14/3 presso la biblioteca di Portogruaro (VE), ore 18.15

Giovedì 15/3 a Musile di Piave, ore 20.45

Lunedì 19/3 ospite dell'Istituto Barsanti di Treviso

Martedì 20/3 a Valdagno, dagli amici della libreria Liberalibro, ore 20.30

Sabato 24/3 a Padova, ospite della Libreria Zabarella (orario ancora da definire)

Domenica 25/3 a Padova, presso il teatro Verdi, con la rassegna "Libro che spettacolo!"

Lunedì 26/3 presso le scuole medie di San Giorgio delle Pertiche

Mercoledì 28/3 a Padova, ore 17.30 ospite di una rete di associazioni tra cui ANPI e Donne in nero. Il luogo sarà definito a breve.

Secondo appuntamento con i quotidiani veneti

Ecco la foto della pagina culturale apparsa ieri su Mattino, Tribuna, Corriere delle Alpi e Nuova di Venezia e Mestre...
Domenica prossima si parlerà di Monte Grappa.